Caro Presidente,
le contestazioni passano, gli allenatori cambiano, i giocatori vanno e vengono.
Ma una sensazione resta identica da anni: il Torino è fermo.
Fermo in un limbo fatto di campionati anonimi, ambizioni mai realmente dichiarate e promesse che puntualmente si spengono appena arriva il momento di fare il salto. E la cosa più dolorosa è che ormai tutto questo sembra essere diventato normale.
Ma il Toro non è nato per vivacchiare.
Questa non è una piazza qualsiasi. È una tifoseria che ha continuato ad amare anche dopo tragedie, cadute, retrocessioni e decenni senza vittorie. Una tifoseria che riempie ancora lo stadio parlando di appartenenza, identità e orgoglio mentre sul campo, troppo spesso, vede una squadra costruita per galleggiare.
Ed è qui che nasce la frattura più grande con la sua gestione.
Perché il problema non è soltanto non vincere.
Il problema è non avere più la sensazione che ci si stia nemmeno provando davvero.
Anno dopo anno ci viene chiesto di avere pazienza, di accontentarci della stabilità, dei conti in ordine, della permanenza tranquilla in Serie A. Ma una società come il Torino non può limitarsi a sopravvivere. Non può vivere eternamente di nostalgia, celebrando il Grande Torino e il 1976 mentre il presente resta vuoto.
Noi tifosi siamo stanchi di guardare negli occhi i nostri padri e i nostri nonni e sentire racconti di un Toro che sembra appartenere a un’altra dimensione. Siamo stanchi di dover spiegare ai più giovani cosa rappresenti questo club senza poter mostrare nulla di concreto oggi.
Il Torino merita progettualità vera.
Merita strutture moderne, ambizione sportiva, crescita societaria e una proprietà che abbia fame di lasciare qualcosa di importante, non semplicemente di mantenere la categoria.
E allora la domanda diventa inevitabile: se tutto questo non rientra più nella sua idea di Torino, forse è arrivato il momento di passare la mano.
Perché noi tifosi continueremo ad amare il Toro comunque. Lo faremo sempre.
Ma prima di morire vorremmo vedere questa maglia tornare a competere per qualcosa di reale. Vorremmo smettere di sopravvivere di ricordi e tornare, almeno una volta, a sentirci vivi anche per il presente.
Il Toro non appartiene all’anonimato.
E nemmeno alla rassegnazione.