Non prendetevela con Roberto D’Aversa. Sì, perché fino a poche settimane fa il Toro era in pieno bilico, con l’ombra della Serie B che si faceva sempre più vicina.
Una retrocessione sarebbe stata una mazzata non solo sul piano sportivo, ma anche sotto il profilo societario: in ottica di un’eventuale cessione del club, una società di Serie A ha inevitabilmente un appeal diverso rispetto a una di Serie B, con un organico svalutato e prospettive ridimensionate.
D’Aversa ha ereditato una squadra allo sbando, priva di equilibrio e di armonia interna. Il gioco, è giusto dirlo, continua spesso a latitare, ma rispetto a ciò che si vedeva prima qualcosa è cambiato. E non poco.
Il tecnico ha probabilmente lavorato soprattutto sulla testa dei giocatori, restituendo compattezza a un gruppo che sembrava smarrito. I limiti tecnici di molti elementi restano e resteranno, ma l’aspetto mentale in questa fase era la priorità assoluta.
Lo scialbo pareggio di ieri rappresenta bene il riassunto di una stagione deludente e piena di errori. Tuttavia, rispetto alla gestione di Marco Baroni, il cambiamento si è percepito chiaramente.
Del resto, a D’Aversa era stata chiesta una missione precisa: evitare in ogni modo la retrocessione in Serie B. E quella missione, di fatto, è stata portata a termine.
Per questo non prendetevela con lui. D’Aversa è andato oltre le più rosee aspettative, prendendo in corsa una situazione complicatissima e rimettendola in carreggiata.
Con ogni probabilità a fine stagione sarà addio, ma il suo lavoro può essere considerato soddisfacente: l’obiettivo imposto è stato raggiunto. E, viste le premesse, non era affatto scontato.