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Dietro il silenzio di Cairo: Juric o Gattuso per il Toro

Nonostante il buon lavoro portato avanti da Roberto D’Aversa, in casa Torino FC il futuro della panchina continua a restare un tema apertissimo. E soprattutto, continua a ruotare attorno alle idee fisse di Urbano Cairo: Ivan Juric e Gennaro Gattuso.

Il presidente granata, anche nelle ultime uscite pubbliche, ha scelto un profilo bassissimo. Poche parole, nessun monologo, appena un rapido «Bella partita» dopo il successo contro il Sassuolo. Ma dietro il silenzio, le riflessioni sul prossimo allenatore non si sono mai fermate.

Il ritorno di Juric resta un pensiero concreto nella mente di Cairo già dalla primavera del 2025, ben prima dell’arrivo di Marco Baroni e del successivo approdo del tecnico croato all’Atalanta. Un legame mai realmente spezzato, alimentato dalla stima reciproca e dalla convinzione del presidente che Juric rappresenti ancora una garanzia di identità e solidità per il Toro.

Allo stesso tempo, però, continua a riemergere anche il nome di Gattuso. Un vero e proprio pallino di Cairo da anni. Il presidente granata aveva già provato a portare Ringhio sotto la Mole in più occasioni, spesso attraverso i contatti avviati da Davide Vagnati, senza però riuscire mai a chiudere l’operazione.

Ora, complice anche il lavoro diplomatico di Gianluca Petrachi e le recenti parole al miele spese da Cairo nei confronti dell’ex ct azzurro, la pista è tornata calda. Ma per convincere davvero Gattuso non basterebbe un contratto importante: servirebbero garanzie tecniche, programmi chiari e soprattutto investimenti sul mercato.

Ed è qui che nasce il vero nodo. Nel calcio tutti conoscono Cairo, ma conoscono anche il “cairismo”: prudenza economica, equilibrio nei conti e promesse spesso da conciliare con budget contenuti. Per questo, al di là dei nomi suggestivi, la partita per la panchina granata resta ancora tutta da giocare.

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