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Da colpo di mercato a flop: il destino è già segnato

Da possibile investimento per il futuro a oggetto misterioso nel presente: la parabola di Matteo Prati al Torino racconta molto più di quanto dicano i numeri.

Arrivato a gennaio con aspettative importanti e inserito inizialmente nelle rotazioni di Roberto D’Aversa, il centrocampista ha progressivamente perso terreno. Nelle ultime tre gare ha visto il campo appena per uno spezzone complessivo, prima di uscire completamente dai radar tecnici. Un segnale chiaro, soprattutto a quattro giornate dal termine, quando le gerarchie dovrebbero essere ormai definite.

Eppure l’operazione non era banale: prestito oneroso da 500 mila euro e diritto di riscatto fissato a circa 6,5 milioni, per un investimento complessivo vicino ai 7 milioni.

Una cifra che oggi pesa, e non poco, nei ragionamenti della dirigenza granata.

Il motivo? Il contesto economico che si è venuto a creare. Con la salvezza matematica, infatti, sono scattati automaticamente alcuni riscatti già previsti: su tutti quelli di Tino Anjorin (circa 4,5 milioni) e Sandro Kulenovic (circa 3 milioni più il prestito già versato).

A questi si aggiunge anche l’obbligo già maturato nei mesi scorsi per Giovanni Simeone, per una cifra intorno ai 6 milioni.

Tradotto: oltre 14 milioni già impegnati automaticamente solo per rispettare gli accordi, senza possibilità di scelta.

In questo scenario, diventa difficile immaginare ulteriori esborsi importanti per profili che non hanno inciso. E Prati, ad oggi, rientra proprio in questa categoria.

Il finale di stagione rischia quindi di trasformarsi in una corsa contro il tempo per il centrocampista: senza un’inversione di tendenza immediata, il suo futuro in granata appare sempre più in bilico.

Perché tra obblighi già scattati, budget limitato e valutazioni tecniche ancora aperte (anche in base al prossimo allenatore), il Torino potrebbe essere costretto a fare delle scelte nette.

E in questo momento, Matteo Prati sembra essere tra i sacrificabili.

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