Cairo a 360°: “Imparato tanto da Berlusconi, con il Toro mai più retrocessi, e su Buongiorno…”

Fonte: Sportitalia.it

Urbano Cairo, presidente del Torino, ha parlato ai microfoni di RadioTV Serie A con RDS, rilasciando una lunga intervista.

Cos’è lo sport oggi?
“Lo sport è un grande momento d’aggregazione e ti insegna valori dello stare insieme e del raggiungimento di un obiettivo comune. È un accrescimento personale perché con lo sport si possono superare i propri limiti. Nello sport gli amatori, così come i campioni hanno come obiettivo il migliorarsi volta dopo volta, per spingersi oltre e superarsi sempre”

C’era il sogno di fare bene e sfondare da calciatore con la Pro Sesto? Si, c’era. Da ragazzino a 14 anni mi eccitava l’idea di diventare calciatore professionista.

“Il primo sportivo che le ha fatto battere il cuore? Io da bambino sono stato tifoso del Milan e del Toro. Il mio idolo era il calciatore Gianni Rivera. Aveva una storia pazzesca, un esordio in serie A a 16 anni, il pallone d’oro a 25 anni nel ’68, insomma un grande giocatore. A parte lui io adoravo Claudio Sala del Toro e i due gemelli del gol: Pulici e Graziani. Seguivo anche Gigi Meloni, morto a 24 anni. Lui era un fenomeno, un personaggio incredibile”.

Tornando al momento in cui è stato assistente di Berlusconi, mi dica un aneddoto indimenticabile su di lui
“Ero agli inizi, al teatro Manzon dove Berlusconi si raccontava e parlava con i clienti oltre che presentare i programmi delle sue reti televisive. Era la mia prima volta al teatro Manzoni, mi presentai con una giacca appena acquistata molto elegante e di un colore chiaro, Berlusconi mi guardò e mi disse “questa sera questa giacca no, non va bene”. Lui era con un completo blu, io capii di essermi vestito in modo sbagliato quindi corsi a casa a cambiarmi e dopo 40 minuti tornai e lui dopo avermi guardato, sorrise compiaciuto”.

Spesso si dice “Urbano Cairo è il nuovo Silvio Berlusconi”. Vero o falso?

“Le fa piacere? Beh lui è stato un personaggio di altissimo livello, ma io sono diverso da lui. Ho imparato molto da Silvio, ma ognuno di noi ha una sua personalità. Io ho applicato molte cose di quelle che mi ha insegnato, e molte cose le amavamo allo stesso modo: tv, calcio, giornali. Io in qualche modo ho percorso delle tappe che lui ha fatto prima. Questo però è casuale ed è legato al fatto che sono le stesse cose a divertirci. In una sono stato più bravo di lui: quando io scalai RCS ed acquistai anche il Corriere della Sera, lui mi chiamò il giorno dopo e si complimentò con me dicendomi che ero riuscito a fare una cosa che avrebbe voluto fare anche lui, ma che non era riuscito a fare”.

Berlusconi nel calcio è stato il Milan e poi il Monza. Lei è il Torino. Come è nato questo amore e quando ha deciso di acquistare il Torino?

“Da sempre tifo del Toro, mia mamma e mio papà erano tifosissimi e mi hanno inculcato la cosa, io tifavo Torino e Milan allo stesso modo. Nel 2005 il Toro sta per fallire non iscrivendosi al campionato e mi chiamò il, sindaco di Torino di allora e mi disse “prenda il toro che riusciamo a farlo ripartire dalla Serie B”. io gli risposi che non avevo mai fatto calcio e che l’inizio della stagione era alle porte, era una cosa impossibile. Io pensai alla cosa, incontrai persone che mi aiutarono dandomi idee diverse, mi decisi di andare a Torino per incontrare il sindaco con l’idea di rifiutare l’offerta. Arrivato lì mi lasciai convincere. Mia mamma mi spingeva ad acquistarlo e quindi l’ho fatto”.

C’è stato un momento in cui ha pensato “ma chi me l’ha fatto fare?
“C’è stato più di un momento in cui l’ho pensato, ma io nelle difficoltà non mollo e raddoppio gli sforzi. Noi siamo anche retrocessi un anno, nel 2009 ed è stato un periodo difficilissimo. Da allora abbiamo sempre mantenuto la categoria cercando di superarci sempre. So che i tifosi si aspettano sempre di più anche perché il Torino ha il Grande Torino alle spalle; una squadra che dava tanti giocatori alle nazionali. Però il calcio è anche molto cambiato, le squadre che competono con te hanno un fatturato 4-5 volte maggiore. Ci sono delle eccezioni che sono da prendere d’esempio: una di queste è l’Atalanta.  Abbiamo fatte buone campagne acquisti prendendo giocatori di livello e rifiutando ottime offerte per giocatori già in rosa”.

Quale è la cifra più alta che ha rifiutato per trattenere un giocatore?
“Sicuramente quest’estate aveva un offerta sui 25 milioni più bonus e non è stato venduto. Ho trattato la cosa perché anche il procuratore voleva capire. Ho incontrato Percassi dell’Atalanta, ho comunicato per trasparenza cosa ci offrivano, ma ho lasciato scegliere al calciatore. Alessandro voleva rimanere e ho rispettato la sua passione per il toro e l’ho fatto rimanere con l’obiettivo di fare un grande campionato”.

Quale è stata l’emozione più grande che ha vissuto con il Toro da quando è presidente?
“Sicuramente il primo anno è stato incredibile. Quando ho acquistato il Toro il 2 Settembre 2005, facemmo la squadra in 7 giorni, acquistando 10 giocatori. Era una squadra improvvisata, molti di loto non avevano fatto la preparazione, non erano tutti allo stesso livello. Mister De Biasi è stato in grado di compattare questa squadra che veniva da ogni dove ed è stata fatta una grande cavalcata. A gennaio abbiamo avuto un momento di crisi. Io ho subito sostenuto il mister facendo mercato, con quello che chiedeva. Siamo arrivati alla finalissima play-off contro il Mantova a Torino davanti a 60mila persone al Delle Alpi. e abbiamo vinto 3-1, quella è stata una gioia incredibile”.

Parlando dell’inizio del campionato… quale è la difficoltà principale?
“Siamo lievemente attardati rispetto allo scorso anno, abbiamo 9 punti contro i 10 della scorsa stagione a questo punto. La squadra ha tutte le possibilità di fare bene. Io credo nel nostro mister, è bravo e gli scorsi anni ha fatto bene. Quest anno la squadra si è confermata nelle componenti migliori che io non ho venduto per rafforzare il Toro. A questi si sono aggiunti gli acquisti di Zapata, Bellanova, Tameze, … il ritorno di Vlasic. È stato fatto molto. Il toro può fare bene e fare di più. Juric ha detto che vuole vedere più fanatismo nei giocatori. Lui non deve mollare neanche un secondo per cercare di trasmettere questo stesso fanatismo ai ragazzi, perché è con questo fanatismo che si riesce a far svoltare tutto. Mantengo grande fiducia”.

L’infortunio di Buongiorno non ci voleva, però la sua storia racconta molto della voglia che il ragazzo ha del Toro. Lei lo vede sempre qua nel futuro o accostato ad una big europea?
“Lui ha scelto di rimanere e l’ha fatto in modo convincente. Io sono contento di questo, ero il primo a volerlo tenere qua. Io l’ho visto crescere in modo esponenziale. Un ragazzo che già era forte prima e ad oggi è diventato ancora più forte. Ha marcato Lukaku che è difficilissimo da marcare. io ho un contratto con lui fino al 2028, se rimane io sono felice”.

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